venerdì 5 giugno 2009

i garifunas e l'ecoturismo

leggi qui l'articolo...

sabato 14 marzo 2009

per Mauro!

dita incrociate!!!
speriamo tutto bene...

domenica 14 dicembre 2008

Una lettera per Luxuria

Carissima Luxuria,
non conoscendo il tuo indirizzo, utilizzo quello di "honduras-puchica". Spero mi perdonerai.
Premetto che questa lettera non vuole essere nemmeno un pò polemica, ma ti stimo e perciò voglio essere sincera con te fino in fondo Stimo di te soprattutto la sensibilità umana. Ed è proprio qui che nasce da parte mia un problema nei tuoi riguardi. Il problema forse l'avrai capito, e ti sarà venuto anche a nausea, però abbi un pò di pazienza con me. Grazie.
Da persona colta, intelligente e con una buona esperienza politica, non potevi non sapere, o volutamente ignorare, quale "macchina mostruosa" si nascondesse dietro il format di Magnolia, passato alla Rai.
"Macchina mostruosa" non delle telecamere che vi seguivano costantemente o quasi, ma di quella colossale organizzazione che, per realizzare il vostro giocare ai naufraghi (con fame vera, d'accordo), doveva esercitare continuamente violenza sulla popolazione garifuna, indigena, di pescatori, proibendole di pescare per tutta la durata del vostro...." gioco". Le stesse guardiacoste honduregne si sono fatte paladine perchè il vostro "naufragio" non fosse "disturbato". E se non ricordo male ci è "scappato" un morto. Ma nessuno ne ha mai parlato.....Strana la gente!
Ma c'è di più. Cara Luxuria, non potevi non sapere che dal 2007 la società costruttrice italiana Ansaldi sta facendo man bassa , violentando con ruspe e simili la costa caraibica che comprende Bahia de Tela e i Coyos Cochinos. Un "magaprogetto turistico " di cui, sai molto bene, beneficeranno soltanto i ricchi, mentre quelle popolazioni vedranno affossare sempre di più la loro miseria. E' l'eterna lotta impari tra potenti e miserabili, che non possono neppure proteggere il loro infimo fazzoletto di terra...... Come definire il tutto? Esiste una sola parola , ed è : sfruttamento. Non ne conosco altre, e credo neppure te.
Continuo ad essere sincera e ti dico fino in fondo come la penso, anche se a te non importerà nulla.
Secondo me c'era la possibilità di avere notevoli spazi mediatici da parte tua, rifiutando "L' isola" , però, (c'è un però) pubblicizzando attraverso ogni mezzo possibile di comunicazione il motivo "etico" che ti induceva a fare "lo gran rifiuto".
Se ne sarebbe parlato molto, forse più di quanto si possa immaginare. E la tua grande sensibilità per l'infelicità umana di ogni tipo non sarebbe stata penalizzata in un angolo.
Oppure : partecipare , come hai fatto; vincere, come è successo, ma orientare la tua donazione non all'Unicef, scelta , scusami, abbastanza qualunquista, ma orientarla alla popolazione garifuna in un progetto ideato da te, (qualora non ci fosse) e spiegarlo in due parole. Cosa che ti sarebbe riuscita facile, avendo un buon parlare fluido. La gente avrebbe sentito, ascoltato, e anche in quel gran casino di finale sarebbe rimasto qualcosa. Se ne sarebbe parlato dopo, perchè tu avresti fatto in modo di parlarne ancora. Un titolo di giornale avrebbe potuto essere "Luxuria a favore della popolazione garifuna", oppure "Il cuore honduregno di Luxuria" ecc. ecc. Scherzo un pò.
Ma al di là di tutto, sentirti dire : "Offro una parte della mia vincita al popolo garifuna,che ........", a me avrebbe fatto venire la pelle d'oca (non esagero) e , ancora di più, sarebbe stato un sommesso, ma sentitissimo chiedergli scusa per l'inizio di una lunga "via crucis" che , come sempre , è opera delle nostre mani sporche di sangue.
Con viva simpatia.
silvana capurso

sabato 29 novembre 2008

Corriere della Sera

Il direttore di «Ernesto»: così non si recupera credibilità. Calderoni (Liberazione): succubi di un can can deteriore
Da Giannini a Grassi: i comunisti pensino agli operai
ROMA — No, non è che dentro Rifondazione comunista non ci sia chi storce il naso. Chi depreca la partecipazione di Vladimir Luxuria, già deputata del Prc, all'Isola dei famosi. Solo che oggi chi non è d'accordo sta in un canto, ci gira attorno. Claudio Grassi, operaio, sindacalista, titolare della corrente «Essere comunisti», alleata del segretario Ferrero, dicono tutti che dovrebbe essere ostile all'esultanza nel partito per Luxuria. Ma rifiuta proprio di parlare dell'argomento. Fosco Giannini, direttore della rivista L'Ernesto, animatore di «Comunisti uniti», anche lui alleato di Ferrero, alla domanda «cosa pensa di Luxuria?», si ritrae, poi detta: «Siamo di fronte a una grande crisi del capitalismo, crisi che il capitalismo vuole risolvere attraverso un attacco ai lavoratori.
Credo che i comunisti debbano assolutamente recuperare la loro credibilità stando al fianco della classe operaia e dei lavoratori». Chiaro? Classe operaia, non isole dal mare limpido... Fino a lunedì tutto era abbastanza semplice. I seguaci del segretario Ferrero freddi con la scelta di Vladimir. I fedeli di Vendola simpatizzanti di Luxuria, e il giornale di partito, Liberazione, baluardo del tifo. Ma dopo la vittoria dell'ex deputata, ieri Ferrero ha proposto la sua candidatura alle europee, così parlarne male diventa più complicato. Nel bunker di Liberazione ieri sono arrivate sporadiche lettere di protesta e il direttore Sansonetti ne pubblicherà una, dove si torna sullo «scandaloso» premio di 200 mila euro che Vladimir porterà via. Poi c'è Maria Rosa Calderoni, storica redattrice, fondatrice di Rifondazione, che è entrata nella stanza di Sansonetti col giornale in mano: «Ma qui è come se la vittoria di Vladimir fosse la vittoria di tutta la sinistra! E lo paragoniamo a Obama! Piero, ancora c'è scritto "comunista" sulla nostra testata, questo pezzo ci fa perdere copie!». Sansonetti: «Ferrero vuole mettere Luxuria in lista per le Europee».
Maria Rosa non ci voleva credere. Più tardi, dice: «Siamo succubi di un can can mediatico deteriore. Credevo che noi fossimo portatori di altri valori. È come quando scrivemmo che la rivoluzione proletaria passava dal buco del sedere... Mi sento smarrita e sola. E veterocomunista». Sola? «Saranno quattro nel giornale a pensarla come me». Per cercare critici dell'«entusiasmo da Isola » si può andare in provincia. Orfeo Goracci è sindaco di Gubbio da sette anni: «Sapevo che il mio partito giudicava i reality diseducativi. Possono diventare una cosa eccellente se vi partecipa un compagno?». Sconsolato, sardonico: «Tranquilli! Rifondazione supererà la crisi perché Luxuria ha vinto all'Isola dei famosi... ». L'ex senatore Francesco Martone, invece, ricorda ciò che fu sottoposto a Vladimir alla partenza: «Spero che ora, finalmente, si porti alla ribalta il problema dei diritti dei pescatori Garifuna che abitano nell'arcipelago dove si è girata l'Isola e del mega-complesso turistico che l'italiana Astaldi progetta laggiù». Luca Martinelli, del Collettivo Italia-Centro America, aveva chiesto a Luxuria di parlare delle due questioni in tv: «Il mio morale è a terra — dice —: il compagno Luxuria non lo ha fatto».
Andrea Garibaldi 26 novembre 2008

Lettera a Liberazione

“Forza Vladimir, hai vinto tu”. Davvero? Ne siamo sicuri? Le parole con cui Angela Azzaro celebra la “vittoria” di Luxuria all'Isola dei famosi mi fanno vergognare. Secondo la giornalista di Liberazione, Luxuria “ha spiegato a milioni e milioni di italiani che la realtà è diversa e che anche questa realtà deve godere degli stessi diritti della presunta maggioranza”. E, perciò, dovremmo ringraziare “anche a Simona Ventura, che con Vladimir ha tirato su gli ascolti (è l'edizione più vista dell'Isola) ma anche il nostro morale”.
Il mio morale, purtroppo, è a terra: dopo le lettere del nostro Collettivo Italia-Centro America, Luxuria aveva promesso di portare sull'isola e in televisione il tema dei diritti indigeni delle popolazioni garifuna -quelle che vivono nell'arcipelago dei Cayos Cochinos, che non è disabitato né uno scoglio sperduto in mezzo al mare-. Non lo ha fatto, il “compagno” Luxuria, ma non ne avevo dubbi: non ci ha voluto mostrare il suo contratto, le clausole che aveva firmato con la Magnolia di Giorgio Gori.
Magnolia, la società produttrice del format; la società a cui la televisione di Stato, la Rai, dà ogni anno soldi dei cittadini per permetterci di vedere questa “stronzata” in televisione.
Soldi che gravano sul bilancio pubblico. Quanto paga, ogni cittadino italiano, per permettere la trasmissione dell'Isola dei famosi? Ce lo dicano gli ex deputati ed ex senatori di Rifondazione.
E allora un invito: il prossimo anno non pagate il canone Rai. Boicottiamo una televisione di Stato che scende allo stesso livello delle televisioni private del presidente del Consiglio, complice -negli ultimi quindici anni- di una deriva consumista che ha messo in ginocchio il Paese e le coscienze degli italiani.
Mi stupisce, di fronte a tutto questo, che Rifondazione comunista stia zitta, anzi celebri la vittoria di “una di noi” all'Isola.
Soprattutto, però, mi spiace che la Azzaro -e Liberazione- celebrino la vittoria di Luxuria come una vittoria dei “diritti”. Perché la parola diritti si declina, appunto, al plurale, e non può limitarsi a considerare che con Vladimir “si rompe il tabù dell'eterosessualità a tutti i costi”.
Ai lettori di Liberazione, elettori di Rifondazione e di certo sensibili al tema dei diritti umani a tutto tondo, mi piace ricordare solo un paio di episodi accaduti nella zona dei Cayos Cochinos e nella Bahia de Tela. Notizie, purtroppo, che non hanno trovato spazio tra le pieghe della televisione di Stato.
Il 24 settembre 2008 è stato assassinato il pescatore garifuna di Triunfo de la Cruz Guillermo Norales. L'omicidio è firmato da soldati della Marina honduregna della città de La Ceiba, che pattugliavano le acque nei pressi del Refugio de Vida Silvestre de Cuero y Salado. Si perché in Honduras, come in tutto il Sud del mondo, quando si crea un'area protetta, impedendo la pesca, ciò avviene per permettere uno sviluppo turistico “per gli occidentali” (nel caso della Bahia de Tela il progetto si chiama “Los Mycos Beach and Resosrt Centre”), togliendo di mezzo gli abitanti originari del luogo.
Lunedì 13 ottobre, invece, un incontro con la Marina honduregna di stanza nell'arciplego dei Cayo Cochinos (quello dell'Isola) è toccato invece a Joel García e Minor López. I due pescatori garifuna sono stati bloccati nei pressi del Cayo Bulaños, minacciati di morte, privati del loro cayuco (l'imbarcazione tradizionale dei garifuna), e gettati in mare. Gli effettivi della Marina si sono poi ritirati, portando con loro il cayuco, unica fonte di sostentamento per le famiglie garifuna dei Cayos Cochinos, verso la base di Cayo Mayor.
Eccolo, il mare “aperto” dell'Isola dei famosi.
Luca Martinelli

sul Corriere della Sera

«Forza Vladimir»: i compagni-fan votano a «Liberazione»

http://www.corriere.it/spettacoli/08_novembre_25/vladimir_compagni_liberazione_a1adff30-bab9-11dd-a4c5-00144f02aabc.shtml

lunedì 4 agosto 2008

Vladimir Luxuria sull'Isola dei famosi (2)

La seconda lettera inviata dal Collettivo Italia Centro America (www.puchica.org) a Vladimir Luxuria.
Cara Vladimir,abbiamo letto con attenziona la tua risposta alla nostra lettera aperta inviata a "Liberazione". Abbiamo letto con attenzione anche gli altri interventi di oggi su Repubblicae corriere.it.A questo punto, ti consigliamo di leggere con attenzione:1) il dossier si chiama "Bahia de Tela e l'Isola dei famosi", pubblicato sul sito http://www.puchica.org, per approfondire la situazione del popolo garifuna, le problematiche che vivono le comunità di pescatori lungo la Bahia de Tela e i Cayos Cochinos;2) l'articolo "L'isola dei furbi" pubblicato nel dicembre2006 dalla rivista Altreconomia (http://www.altreconomia.it), sul legame tra gli interessi economici (leggi: sviluppo turistico) nell'area, i poteri forti del Paese e il realitya cui parteciperai.Dopo aver fatto questo, t'invitiamo a:3) visitare con noi, prima di iniziare la tua avventura di "naufraga", come vi chiamano, la zona della Bahia de Tela, conoscere le storie dei militanti di Ofraneh, vedere davicino le ruspe di Astaldi al lavoro per la costruzione del mega-complesso turistico "Los Mycos Beach & Resort", dove "democraticamente" troverà spazio anche la ricostruzionedi un villaggio tradizionale garifuna, ad uso e consumo dei turisti e a due passi dal campo da golf.Per ultimo, se è vero, come scrivi su "Liberazione", che con la tua partecipazione al reality vuoi "creare occasioni per parlare anche di questi temi (i garifuna, ndr) e di unturismo socialmente equo ed ecosostenibile", ti chiediamo di inviarci copia del contratto firmato con Giorgio Gori e la sua Magnolia (perché non crediamo che sia Simona Ventura a dettar legge), la società che realizza il format e lo vende alla Rai: vorremmo leggere ilcontratto, epurato ovviamente del dato relativo al compenso pattuito per la tua partecipazione, per leggere che sì, effettivamente, Vladimir Luxuria partecipa al formatdell'Isola dei famosi ma ha carta bianca, potrà parlare liberamente di ciò che vuole.E, per restare in tema di tute mimetiche e servizio militare, ti vogliamo ricordare che a inizio ottobre (dal 3 al 6), a La Esperanza, Intibucà, a poche centinaia di chilometri dagli isolotti dei Cayos Cochinos si svolgerà il secondo Forum emisferico contro la militarizzazione, promosso da organizzazioni sociali e indigene di tutto l'America latina. Nel caso tu fossi eliminata nelle prime settimana del gioco, magari potresti passare, per conoscere più da vicino i problemi di un Paese che altrimenti rimarrà per te, come per milioni di persone che guardano il reality in tv, soltanto una bella cartolina, quella dellaprossima Cancùn o Acapulco o Santo Domingo.
Collettivo Italia Centro America

Vladimir Luxuria sull'Isola dei famosi (1)

La lettera del Collettivo Italia Centro America pubblicata da Liberazione il 26 luglio 2008 e la risposta di Vladimir Luxuria. Cara Vladimir, vai sull'Isola e dimentichi i nativi
Cari amici di "Liberazione", cari amici di Rifondazione, siamo profondamente indignati per la decisione dell'onorevole Vladimir Luxuria, eletta alla Camera per Rifondazione Comunista, di partecipare al reality show L'isola dei famosi . Ci indigna ancora di più leggere le parole (e la leggerezza) con cui Luxuria ha motivato la sua scelta in un'intervista al Corriere della Sera e in un intervento sulle colonne di Liberazione : «Ho pensato al telefonino spento, al mare, alla spiaggia, nessun rumore di automobili. Mi sono detta: perché no? Sarà come essere arruolata per il servizio di leva. Io non l'ho fatto perché sono pacifista e poi mi fanno orrore le armi, le tute mimetiche, il grigio-verde, gli elmetti. Per me andare sull'isola sarà come fare il militare». Cara Vladimir, su quelle spiagge dell'Honduras vedrai senz'altro veri militari in tute mimetiche: sono quelli dell'esercito honduregno che per proteggere te e i tuoi compagni di avventura impediranno, come già fatto negli anni precedenti, alla popolazione locale, pescatori indigeni afrodiscendenti, i garifuna, di accedere al loro mare. Il mare in cui pescano quanto necessario per sopravvivere. Ci spiace che tu non abbia speso una parola per le popolazioni locali, una minoranza i cui diritti, prima tra tutti quello alla sopravvivenza, sono minacciati da questo reality. Ci spiace che ti spenda a favore di una lobby di grande imprese, quelle che stanno costruendo mega-villaggi vacanze nella zona della Bahia de Tela, nei pressi di quei meravigliosi Cayos Cochinos che saranno sede della vostra Isola dei famosi : tra queste c'è l'italiana Astaldi, ed è per questo che lo scorso anno nel nostro Paese si è sviluppata una campagna contro l' Isola dei famosi - lisolaeilmattone.blogspot.com. Sì, perché la trasmissione non è altro che un mega spot per quelle spiagge, dove presto potranno andare in vacanza, in villaggi italiani, benestanti cittadini italiani incuranti di calpestare i diritti di chi in quelle terre vive da circa duecento anni. Per finire, ci spiace che tu - deputata di Rifondazione Comunista- non abbia partecipato negli anni scorsi a nessuna delle iniziative che il Collettivo Italia Centro America (www.puchica.org) ha organizzato per far luce sulla vicenda delle popolazioni garifuna e le ombre dell' Isola dei famosi . Soprattutto, ci spiace che tu abbia perso la conferenza stampa con il garifuna Alfredo Lopez, della Organizacion Fraternal de los Pueblos Negros de Honduras, organizzata al Senato insieme con i senatori di Rifondazione Comunista Francesco Martone e José Luis Del Rojo e al responsabile Esteri del Prc, Fabio Amato. Forse avresti preso un'altra decisione, forse l'avresti ponderata meglio.
Luca Martinelli, Federica Rogantin, Thomas Viehweider per il Collettivo Italia Centro America
Care compagne e compagni del Collettivo Italia Centro America, conosco anche io, forse non quanto voi, i problemi delle popolazioni indigene e delle terre confiscate per costruirci grandi alberghi o centri commerciali. E' vero, non sono stata alla conferenza da voi citata. Ma non pretendo che voi sappiate che ho partecipato a Città del Messico da parlamentare a un congresso su questi temi con la presenza di campesinos e del sub comandante Marcos. La mia partecipazione al reality non significherà per me promuovere il mattone, anzi voglio creare occasioni per parlare anche di questi temi e di un turismo socialmente equo ed ecosostenibile, soprattutto per le popolazioni garifuna. Le vostre riflessioni vanno un po' oltre la mia partecipazione al reality e giungono a conclusioni troppo affrettate. Resto comunque a vostra disposizione per ulteriori informazioni e chiarimenti.
Vladymir Luxuria

Fotorreportaje: Resistencia Garífuna contra del Mega-Turismo en la Bahía de Tela

Compañeras y Compañeros,
Reciban saludos cordiales. En esta ocasión el fotorreportaje documenta la impresionante y digna resistencia llevada a cabo por comunidades Garífuna en la costa caribeña de Honduras. La lucha nace a raíz de un mega proyecto turístico que propone despojarles de sus tierras ancestrales y destruir gran parte del humedal y reserva nacional Laguna de los Micos. Para ver y leer el fotorreportaje, favor de seguir el enlace:

venerdì 21 marzo 2008

PIRATI AL RESORT

Il saccheggio di Bahia de Tela:
reportage fotografico di Federica Rogantin

venerdì 5 ottobre 2007

L’isola dei famosi cancella gli indigeni

Carta Quotidiano 4 ottobre 2007 ore 18.00
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Enzo Mangini
Dietro le avventure dei naufraghi finti, il reality show nasconde la realtà: a pochi chilometri da Cayo Cochino, dove sono esiliati i «famosi» dello show di Magnolia-RaiDue, vive la maggior parte del popolo indigeno garifuna. Trecentocinquantamila persone, in 46 comunità sparse lungo la costa atlantica dell’Honduras.
«Non sono più 46 ma 45 – dice Alfredo Lopez, un rappresentante dell’Organizacion fraternal de los pueblos negros de Honduras [Ofraneh] – pochi giorni fa la comunità di Miami è praticamente scomparsa». I 150 abitanti del villaggio sono stati accolti nelle comunità vicine, attorno a Cayo Cochino e alla Baia de Tela. Miami è, anzi era, una delle comunità al centro del progetto di «sviluppo» turistico di Baia de Tela, promosso dalla multinazionale edilizia italiana Astaldi. La baia è a pochi chilometri dalla fascia costiera ricca di mangrovie e paesaggi affascinanti dove si sono accampate le troupe dell’Isola dei famosi. Uno spot lungo mesi per lanciare il «turismo» italiano in Honduras e quindi creare la domanda che Astaldi, con il suo progetto di resort ad alto impatto ambientale, è pronta a soddisfare. Non solo. Già la realizzazione del reality show pesa sulle comunità garifuna: «Le zone dove vivono le troupe e dove si gira lo show sono presidiate dalla polizia e dall’esercito dell’Honduras – racconta Lopez – Non siamo liberi di spostarci sulla nostra terra, perché ci sono zone dove è stato proibito l’ingresso. Inoltre, i movimenti delle barche e le attrezzature televisive spaventano la fauna delle lagune, come le tartarughe marine. E poi – continua – è terribile vedere un tale spreco di denaro in una regione depressa come la nostra».
Lopez ha tenuto oggi una conferenza stampa al senato, assieme a Luca Martinelli, di Mani Tese, che assieme ad altre associazioni promuove la campagna «L’isola e il mattone» [www.lisolaeilmattone.blogspot.com]. I lavori nella Baia de Tela procedono un po’ più lentamente di quanto l’impresa e il governo vorrebbero. Le proteste dei garifuna e l’attenzione che la vicenda sta ottenendo dalla stampa, anche internazionale, hanno rallentato le ruspe. E intanto, la storia del resort «Los micos» sta per diventare un documentario. Le organizzazioni che sostengono la campagna hanno girato un video, «I pirati della baia». Se ne può prenotare una copia su www.produzionidalbasso.com.
Il progetto di resort «Los micos» prevede quattro hotel di lusso, 256 ville, un campo da golf, un centro ippico e un centro commerciale per una superficie totale di 300 ettari. Per costruire il campo da golf verrà interrata una laguna protetta dalla Convenzione internazionale per la protezione delle paludi. Secondo Astaldi è un progetto che porterà lavoro e sviluppo nella zona. «Conosciamo Astaldi da molto tempo – risponde Lopez – e non ci fidiamo di quello che dicono. In altri casi, hanno portato la manodopera da fuori. Alle comunità indigene del posto non rimarrà nulla. Verranno cancellate, come Miami».
I garifuna accusano il governo dell’Honduras di aver chiuso un accordo con la Astaldi senza nemmeno consultare le comunità che vivono nella zona del progetto e che, secondo Lopez, lo avrebbero bocciato. «La tattica del governo è semplice – spiega – prima la terra comune di ogni villaggio viene divisa e privatizzata.
Una volta smembrata la comunità, non rimane altro che convincere a vendere la terra. Così non rimane nulla. Non ci meraviglia che Astaldi abbia concluso un accordo con il governo. Ma vorremmo far notare una cosa: l’Honduras, oltre a essere uno dei paesi più poveri di tutto l’emisfero occidentale, è anche il più corrotto del Centroamerica. Come possiamo fidarci del governo e di chi fa affari con loro?»
«Questo progetto è un’imposizione dello stato honduregno – dice Lopez – nel quale noi non siamo coinvolti e che noi non abbiamo chiesto. Vorremmo piuttosto che i fondi internazionali che arrivano in Honduras dal 1998, quando l’uragano Mitch ha distrutto il paese, fossero spesi meglio e per progetti che rispondono ai bisogni delle comunità e non ai piani affaristici dell’elite».

martedì 2 ottobre 2007

IL CAPITALE ITALIANO E I MEGAPROGETTI TURISTICI IN HONDURAS

A rischio l'ecosistema della Laguna de los Micos: al via i lavori del complesso "Los Micos Beach & Resort Centre", li fa Astaldi.
Giovedì 4 ottobre una conferenza stampa al Senato
I garifuna della Bahia de Tela arrivano in Italia per denunciare il megaprogetto turistico "Los Micos Beach & Resort Centre" e l'interesse del capitale italiano. L'appalto per la prima parte dei lavori, avviati a metà agosto, è stato vinto da Astaldi. Alfredo Lopez, leader dell’Organizzazione fraterna dei popoli negri dell'Honduras (Ofraneh), che rappresenta le 46 comunità di etnia afro-indigena garifuna disseminate lungo tutta la costa caraibica del Paese, è stato invitato in Italia dal Collettivo Italia Centro America (http://www.puchica.org/), nell'ambito della campagna di denuncia contro l'impatto ambientale del progetto turistico, "L'isola e il mattone" (lisolaeilmattone.blogspot.com), e dal Partito della Rifondazione Comunista. Il Collettivo Italia Centro America e Rifondazione Comunista hanno convocato una conferenza stampa giovedì 4 ottobre, alle 14, presso il Senato della Repubblica, Sala delle conferenze stampa - Palazzo Madama, 2 Roma (sono obbligatori giacca e cravatta; le presenze sono da comunicare entro mercoledì 3 ottobre a Mauro Tettoni - mauro.tettoni@senato.it).

Intervengono:
Fabio Amato, responsabile Esteri, Prc-Se
Alfredo Lopez, Ofraneh
Francesco Martone, senatore Prc-Se, commissione Esteri
Jose Luis del Rojo, senatore Prc-Se, commissione Esteri
Luca Martinelli, Collettivo Italia Centro America

giovedì 27 settembre 2007

"HONDURAS IN MARCIA" UN PAESE CHE (R)ESISTE

Dal 2 al 7 ottobre 2007

Per il terzo anno consecutivo il Collettivo Italia Centro America (www.puchica.org) organizza la visita in Italia di un rappresentante dei movimenti popolari honduregni.
Quest'anno, nell'ambito della campagna di denuncia contro il progetto turistico "Los Micos Beach & Resort Centre", nella Bahia de Tela (lisolaeilmattone.blogspot.com), sarà in Italia Alfredo Lopez, leader dell’Organizzazione fraterna dei popoli negri dell'Honduras (Ofraneh) che rappresenta le 46 comunità di etnia afro-indigena garifuna disseminate lungo tutta la costa caraibica del Paese.
La Laguna de los Micos è minacciata dalla costruzione del megaprogetto turistico “Los Micos Beach & Resort Centre”. Il complesso verrà realizzato nella Bahia de Tela, sulla costa caraibica dell’Honduras, a pochi chilometri dalle isole dei Cayos Cochinos, dove il 20 settembre è iniziata la nuova serie del reality show “L’isola dei famosi”. La regione è abitata dai garifuna, che vivono di pesca in comunità lungo la costa e teme l’impatto sociale e ambientale del turismo di massa.
Oggi la Laguna de los Micos è un paradiso di mangrovie, una striscia vergine di spiaggia e vegetazione di oltre 3 km. Il progetto nella Bahia de Tela prevede la realizzazione di quattro hotel di lusso, 256 ville, un campo di golf, un club ippico e un centro commerciale -su una superficie complessiva di oltre 300 ettari.
Il tutto verrà realizzato all'interno del Parco nazionale intitolato a Jeanette Kawas (Pnjk) e di una laguna registrata (con il numero 722) nell'elenco delle paludi protette dalla Convezione internazionale di protezione delle paludi (conosciuta come Ramsar). Perciò il riempimento di gran parte della palude per la realizzazione del campo da golf è illegale. Non ci sono state nemmeno le consultazioni con le popolazioni locali, come vorrebbe l'Accordo n. 169 dell'Organizzazione internazionale del lavoro.

Chi è Alfredo Lopez
Leader comunitario e poi presidente del Patronato della comunità di Triunfo de la Cruz, Alfredo Lopez ha passato quasi sette anni di carcere, tra il 27 aprile del 1997 e l'ottobre del 2003. Colpevole di voler difendere la terra di Triunfo de la Cruz dalla speculazione turistica del progetto "Mar Bella".
Un incarceramento arbitrario e illegale, secondo quanto stabilito dalla Corte interamericana per i diritti umani(Cidh), che il primo marzo del 2006 ha condannato lo Stato di Honduras per il trattamento ricevuto da Alfredo mentre questi era in carcere.
Un incarceramento preventivo: Alfredo non è mai stato condannato (anzi: l'accusa di detenzione e traffico di sostanze stupefacenti a suo carico, montata ad hoc, era decaduta già un anno dopo il suo ingresso in prigione).

Il Collettivo Italia Centro America
È un collettivo di base che opera sia in Italia che in vari paesi del Centro America a diretto contatto con le realtà di base locali.

PROGRAMMA:

* mercoledì 3 ottobre, h. 19.00: incontro pubblico organizzato dall'Associazione culturale "Ex-Lavanderia" presso l’ex Manicomio di Roma Santa Maria della Pietà, Monte Mario, ROMA
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* giovedì 4 ottobre, h. 14.00: CONFERENZA STAMPA convocato presso il Senato della Repubblica, Sala delle conferenze stampa - Palazzo Madama, 2 ROMA
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* venerdì 5 ottobre, h. 20.00: Associazione XENA – la serata si terrà presso la sede di Missionari Comboniani, via San Giovanni di Verdare, 139- PADOVA- Zona stazione.
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* sabato 6 ottobre, h. 19.00: Csa BARAONDA, Via Amendola, 1 – Rovagnasco di Segrate MILANO (come arrivarci su: http://www.ecn.org/baraonda/dovesiamo.html).

Sperando nel vostro interesse e mettendoci a disposizione attraverso honduras@puchica.org per maggiori dettagli, vi mandiamo un saluto fraterno. Ufficio stampa: Luca Martinelli; tel. 349-86.86.815

Collettivo Italia Centro America

lunedì 24 settembre 2007

Barbara, Beatrice, Chiara, Federica, Giada, Sara e Tatiana ...

Al Presidente de Honduras José Manuel Zelaya Rosales

e p.c.

Al Presidente de la Republica italiana Giorgio Napolitano
Agli organi di stampa italiani
Al Direttore della RAI Radiotelevisione Italiana
Al Copinh, Consejo Civico de Organizaciones Populares e Indigenas de Honduras,
A Ofraneh, Organizacion Fraternal Negra de Honduras,
Al MCA, Movimento Campesino dell'Aguan,
Al Movimiento de recuperaciòn y titulaciòn de tierras de Zacate Grande

LORO INDIRIZZI


Illustrissimo Presidente dell'Honduras José Manuel Zelaya Rosales,
siamo sette ragazze italiane che recentemente hanno trascorso cinque settimane nel bellissimo paese che Lei ha l'onore di rappresentare.
Nel ringraziare, attraverso di Lei, tutte le persone che ci hanno accolte e accompagnate in questo interessante angolo di America, ci rivolgiamo a Lei con un suggerimento e una premessa.
Mentre dalle vostre parti era inverno, qua le giornate erano caratterizzate da una calura appiccicosa ed insopportabile ma – miracolo – hanno avuto il merito di “illuminare” alcuni sindaci, impegnati nel difficile compito di garantire la sicurezza dei cittadini.
Le ordinanze adottate o proposte sono state rivolte a coloro che rappresentano l'aspetto più visibile, agli occhi dei miopi, e dunque fastidioso di quella che viene definita micro criminalità: nell'illusione di contrastare il fenomeno colpendo, dal basso, coloro che in realtà ne rappresentano le prime vittime. Trattasi di “lavavetri”, ragazze prostituite e loro clienti, writers, ecc, piccole comparse di una scena complessa ed articolata, attori che magari non conoscono né il regista né quantomeno il produttore…
Eliminando dal campo visivo e dalla strada queste persone si potrà avere la percezione di un mondo più pulito, ordinato e sicuro, frequentato solo da gente per bene, rispettosa delle leggi…gente di razza. Un'illusione...ottica.
La stessa illusione che gli italiani hanno guardando il programma “L'isola dei famosi” , in onda, nella sua quinta edizione, su un canale della televisione pubblica italiana e che Lei ha consentito si svolgesse, nuovamente, nelle stupende isole Cayos Cochinos di Honduras.
D’altronde, tutto il mondo è paese. Allora perché negarsi il provvidenziale pugno di dollari e la pubblicità gratuita che ne deriveranno?
I finti naufraghi stanno ingannando i telespettatori italiani, nell'illusione che si tratti di isole disabitate, ostili, dove i protagonisti rischiano di morire di fame, sete, solitudine o chissà cos'altro.
La realtà è ben diversa come Lei ben sa: in queste zone dell'America centrale, vive, da alcuni secoli, la popolazione indigena dei Garifunas, afrodiscendenti, giunti in Honduras alla fine del 1600, provenienti dall'isola caraibica di Sao Vicente, dove tempo prima erano stati portati dai colonizzatori spagnoli per essere schiavizzati.
Essi vivono essenzialmente dedicandosi alla pesca e all'agricoltura in un'armonia totale con la natura. Difendono la cultura tradizionale, la lingua, il diritto alla proprietà collettiva della terra, resistendo anche al recente tentativo di sfruttamento turistico.
Con i divieti imposti per consentire le riprese del reality, sommati alle precedenti limitazioni introdotte a partire dagli anni '90, queste persone rischiano davvero di morire di fame! Divieti di pescare e di avvicinarsi alle tre isole Cayo Paloma, Cayo Culebra e Cayo Mayor, invase dai finti naufraghi e dalle truppe a seguito del programma.
Che ne dice, illustrissimo presidente di ripensarci? E se suggerissimo ai miei connazionali di andarsene? Di cercarsi un'altra isola più vicina a casa, magari nel Mediterraneo? Non ci sarebbe nemmeno il pericolo degli uragani! Meglio ancora: trasmissioni di questo genere non dovrebbero proprio esistere, sono una offesa alla dignità umana!
Prenda esempio dai suoi colleghi nostrani adotti un ordinanza di sgombero di questi finti naufraghi! Avrebbe tutti gli strumenti per farlo!
A quali leggi fare riferimento? Ad esempio potrebbe fare riferimento alla Convenzione n. 169 dell'Organizzazione Mondiale del Lavoro, sui diritti dei Popoli Indigeni e Tribali in Paesi Indipendenti, già ratificata dall' Honduras nel 1994 e alla Costituzione della Repubblica di Honduras che, all'art. 346 riconosce che è un “dovere dello Stato dettare norme a protezione dei diritti e degli interessi delle comunità indigene presenti nel paese e in special modo delle terre e dei boschi dove queste risiedano”. Proprio in questi giorni, poi, dopo ben 22 anni di tentativi, è stata approvata la dichiarazione dell’ONU sui diritti dei popoli indigeni.
Abnegare al suo dovere, in qualità di Presidente, significa mettere a rischio la sopravvivenza del suo popolo, dei suoi fratelli, delle sue sorelle, distruggere culture, ambiente.
Non si preoccupi l’ordinanza non terrà lontano i turisti, come qui da noi non sono scomparsi i lavavetri, etc.
E, ancora Signor Presidente, i turisti non hanno bisogno di grandi complessi alberghieri, come quello che Lei stesso sta promuovendo nella Bahia di Tela, un'ulteriore scempio del territorio e violazione dei diritti delle persone residenti (progetto che provocherà conseguenze disastrose sull’equilibrio dell’area protetta: addirittura si pensa alla costruzione di campi da golf che riempiranno di sabbia l’intera laguna!).
L'Honduras che abbiamo conosciuto in questo viaggio, non è fatta solo di spiagge bianche e di mare trasparente. E' fatta di persone, l'80% delle quali vivono in condizioni di povertà e non hanno accesso a servizi sociali di base, dove il 40% dei bambini soffre di malnutrizione e nelle zone rurali il tasso di mortalità infantile è di 7 bambini su 10.
E' l'Honduras ricco di acqua dolce, di giacimenti minerari, di oro e argento, di terre fertili, di boschi e tanto altro. Ma che continua a subire saccheggi e devastazioni con la complicità di chi governa che tutto ciò dovrebbe, invece, tenacemente contrastare.
Durante questo viaggio abbiamo conosciuto un popolo cosciente della propria situazione, delle deprivazioni subite in secoli di dominio, consapevole dell'importanza di lottare per affermare i propri diritti di esseri umani. Che difende il proprio territorio resistendo contro ricche famiglie, soprattutto straniere, che si presentano, dopo aver corrotto giudici e avvocati con titoli attestanti la proprietà di terre e pretendendo di mandare via chi in quelle stesse terre ha sempre vissuto. Un popolo che si oppone alla devastazione del territorio minacciato costantemente dal taglio sfrenato dei boschi, dai grandi progetti di dighe e dallo sfruttamento intensivo delle miniere a cielo aperto.
E' l'Honduras del Copinh, il Consejo Civico de Organizaciones Populares e Indigenas de Honduras, di Ofraneh, la Organizacion Fraternal Negra de Honduras, del MCA, il Movimento Campesino dell'Aguan (contadini rimasti senza terra che si sono resi protagonisti della rioccupazione più grande di tutto il Centro America degli ultimi anni), del Movimento per il recupero delle terre di Zacate Grande, del Mao, il Movimento Ambientalista e di tante persone attive nella difesa e promozione dei diritti umani. E' l'Honduras delle persone unite nella lotta che sono in grado di fermare il paese con uno sciopero e contro le quali, ogni volta, la polizia spara...

Ma a Lei queste cose non interessano, forse disturbano certi altri honduregni e stranieri, occupati ad accaparrarsi le numerose ricchezze della Repubblica delle Banane…
Barbara, Beatrice, Chiara, Federica, Giada, Sara e Tatiana ...

sabato 22 settembre 2007

HONDURAS IN MARCIA R-ESISTE

HONDURAS IN MARCIA R-ESISTE
per l’Italia dal 02 al 07 ottobre 2007 (anno 3°)

Anche quest’anno con il Collettivo Italia-Centro America, C.I.C.A. stiamo organizzando la visita in Italia di un rappresentante dei movimenti popolari honduregni. Verrà Alfredo Lopez dell’Organizzazione fraterna dei popoli negri dell'Honduras, OFRANEH. Alfredo ha trascorso sette anni in carcere come prigioniero politico, detenuto in base a false accuse montate su misura per contrarrestare il suo impegno in difesa delle terre collettive della propria comunità Garifuna, Triunfo de la Cruz. Honduras.
La visita di Alfredo Lopez rientra nelle attività della campagna internazionale "L'isola e il mattone" in difesa della Laguna de los Micos nella Bahia de Tela, minacciata dalla costruzione del megaprogetto turistico “Los Micos Beach & resort”.
Stiamo ultimando il programma degli incontri a cui parteciperà Alfredo. Appena pronto lo pubblicheremo nel blog, ma già da adesso possiamo anticiparvi che le città interessate saranno Milano, Roma, Padova e Piombino.
Per maggiori informazioni: honduras@puchica.org
hasta pronto
C.I.C.A.